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L'Aquila | ||||||
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La città, già ideata da Federico II di Svevia, venne costruita nel 1254, sui resti della romana Amiternum. Risorta nel 1266 come libero Comune dopo la distruzione a opera di re Manfredi (1259), contava 99 piazze, 99 fontane e 99 “castelli”, ognuno dei quali eleggeva il proprio sindaco. L'unione dei sindaci costituiva la “camera” cittadina, con a capo un camerlengo. Grazie all'autonomia politica e amministrativa, lo sviluppo economico e territoriale fu rapido, e L'Aquila poté battere moneta propria e dare impulso all'industria della seta, della lana e dei merletti, e alla coltura dello zafferano, diventando, dopo Napoli, il centro più importante del Regno angioino. Resistette vittoriosamente a Braccio da Montone che il 2 giugno 1424 l'attaccò, ma rimase sopraffatto dalle milizie di Giovanna II comandate da Giacomo Caldora; appoggiò la casa d'Angiò contro Alfonso d'Aragona, e nella seconda metà del 1400 raggiunse l'apogeo della sua potenza. Risale a questo periodo la creazione di uno “Studio generale” e l'apertura d'una fra le prime tipografie italiane a opera di Adamo di Rottwill, discepolo di Gutenberg. Il suo declino cominciò negli ultimi anni del XV sec. e nei primi del XVI, quando L'Aquila si trovò coinvolta nelle guerre tra Francia e Spagna, appoggiandosi prima a Carlo VIII e poi all'imperatore Carlo V. Occupata nel 1529 dal viceré Filiberto di Chalon, principe d'Orange, fu saccheggiata e in parte distrutta, subendo anche forti perdite territoriali e gravi imposizioni fiscali da parte imperiale. Persa così l'autonomia e funestata da una serie di terremoti ed epidemie, fu teatro di continue ribellioni interne fino al XVIII sec., quando salì al trono di Napoli Carlo III, dei Borboni di Spagna, che cercò di risollevare le condizioni economico-sociali della città. Ma coi fatti del 1799, L'Aquila fu costretta a subire un nuovo saccheggio da parte francese, e durante il regno di Murat fu privata di considerevoli tesori artistici. Nel periodo risorgimentale, dopo la restaurazione borbonica, partecipò ai moti del 1821, del 1831 e del 1848, e dichiarò la sua annessione al regno d'Italia l'8 settembre 1860, subito dopo l'entrata in Napoli delle truppe garibaldine. Da visitare:
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