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Bologna
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Situata alla destra del fiume Reno, ai piedi di un contrafforte settentrionale dell'Appennino Tosco-Emiliano la città è importantissimo centro di comunicazioni stradali e ferroviarie. Bologna è la prima città italiana che abbia attuato una razionale ristrutturazione dell'antico centro urbano, risanando vecchie costruzioni e interi quartieri per conservarli alla tradizionale funzione abitativa, mentre a nord della città vecchia è stato costruito il nuovo ed efficiente centro direzionale, lasciando invece vincolate a verde le aree collinari a sud. Gli storici latini affermarono concordi la grande antichità di Bologna. Situata in una zona ricca di resti della preistorica città villanoviana (X-IX sec. a.C.), la città passò dai Liguri agli Umbri, quindi, col nome di Felsina, appartenne agli Etruschi dal VI al IV sec. a.C., allorché venne conquistata dai Galli Boi, che ne fecero la loro capitale col nome di Bononia. I Romani nel 189 a.C. vi dedussero una colonia, che fiorì con l'apertura della Via Emilia: cospicuo municipio sul finire della Repubblica, fu il luogo d'incontro di Antonio, Ottaviano e Lepido all'epoca del secondo triumvirato. Distrutta da un incendio nel 53 d.C., fu ricostruita e godette fino al III sec. di grande prosperità. Alarico l'assediò, Attila la saccheggiò e Teodorico le preferì la vicina Ravenna. Nell'alto medioevo seguì le sorti dell'Esarcato, finché, concessa dai Franchi al papato (VIII sec.), accentuò la propria indipendenza, rimanendo in parte estranea all'organizzazione feudale: per questo forse adottò il motto “Libertas”, inserito più tardi nel suo stemma. Incendiata e saccheggiata dagli Ungari nel 902, per il declinare di Ravenna divenne già nel X sec. centro di studi, ampliando la propria autonomia nell'XI e XII sec. È di questo periodo (1114-1123) la più antica costituzione comunale, con i consoli, il podestà e tre consigli: generale, speciale e di credenza; pure di questo periodo è la fondazione del celebre “Studium” (università), già funzionante nel 1088, e l'attiva partecipazione, come caposaldo della politica guelfa, alle lotte contro il Barbarossa nella Lega lombarda. Data invece dalle guerre contro Federico II (XIII sec.) la massima potenza della città, vittoriosa sui comuni vicini, soprattutto Modena e Imola. Nel maggio 1249 i Bolognesi, essendo podestà Filippo degli Ugoni, sconfissero gli imperiali alla Fossalta, facendo prigioniero re Enzo, figlio di Federico II: nacque da questa campagna la leggenda della Secchia rapita, cantata poi dal Tassoni. Mentre la città splendeva per il benessere economico, e la sua università, avendo ottenuto, prima in Europa, riconoscimenti e privilegi imperiali, aveva acquistato enorme fama per l'insegnamento del diritto romano, aspre lotte intestine opponevano le fazioni guelfa e ghibellina (Geremei e Lambertazzi), lotte concluse con la vittoria della prima (1280) e la cacciata della seconda. Le discordie politiche finirono con l'assoggettare a più riprese Bologna alla Chiesa. Nel 1327 essa ricevette il cardinal legato Bertrando del Poggetto, accettandone in nome del papa la signoria: i tentativi per riottenere la libertà portarono al potere i Pepoli (1337), il cui duro dominio fu seguito da quello dei Visconti (1351-1357), ai quali i Pepoli avevano ceduto la città per denaro. L'Albornoz la rimise sotto la protezione papale, finché nel 1401, dopo nuovi rivolgimenti, Giovanni I Bentivoglio si fece eleggere signore, ma fu vinto e fatto trucidare l'anno successivo dal condottiero Alberico da Barbiano, al servizio dei Visconti. Il secondo dominio visconteo non durò più del primo e la città ricadde in potere della Chiesa, mentre i Bentivoglio tentavano a varie riprese di riottenere la signoria: questa si consolidò con Sante Bentivoglio (1446), che governò saggiamente col consenso popolare e tenendo a bada i pontefici. Dopo la sua morte (1463) gli succedette Giovanni II, che, insieme con la moglie Ginevra Sforza, nonostante il suo mecenatismo e le sue doti politiche, si rese a poco a poco inviso ai cittadini, sterminando, fra l'altro, le potenti famiglie dei Malvezzi e dei Marescotti. La speranza dei Bentivoglio di creare un durevole principato autonomo fallì nel 1506, in seguito all'avvento di Giulio II: scacciati i propri signori, i Bolognesi si diedero al papa, che dotò la città di nuove magistrature (collegio o senato dei Quaranta). I Bentivoglio cercarono di rientrare a Bologna con l'appoggio dei Francesi ma, salvo una breve parentesi nel 1511-1512, i loro tentativi furono vani. Nel 1530 Bologna vide l'incoronazione di Carlo V in San Petronio da parte di Clemente VII, e da allora seguì strettamente le vicende dello Stato Pontificio. Centro di giacobinismo alla fine del XVIII sec. (congiura di Luigi Zamboni), la città fece parte, dopo le vittorie napoleoniche, della Repubblica Cispadana, poi della Cisalpina e del Regno Italico. Culla di fervente liberalismo e di attività delle sette segrete nella prima metà del 1800, fu proclamata nel 1831 capitale delle Province Unite, nate dal moto rivoluzionario di Ciro Menotti a Modena. Insorta nel 1848, l'8 agosto sconfisse gli Austriaci alla Montagnola e li scacciò, ma l'anno successivo segnò il ritorno degli oppressori, che fecero fucilare Ugo Bassi. Sede di un governo provvisorio nel 1859, Bologna venne annessa in seguito al plebiscito del 18 marzo 1860 al regno d'Italia, di cui divenne una delle principali città, per vitalità culturale e politica e per il rapido sviluppo economico e sociale. Nell'inverno 1944-1945 rimase ai margini della “Linea gotica” tenuta dai Tedeschi e soffrì numerosi bombardamenti: gli Alleati se ne impadronirono all'inizio dell'offensiva finale (21 aprile 1945). Il 2 agosto 1980 un attentato terroristico alla Stazione Centrale di Bologna provocò 85 morti e centinaia di feriti.
Da visitare:
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