Abbazia di Pomposa

 

 

 

Sorta accanto a un'antica chiesa, probabilmente del VI sec., l'abbazia benedettina fu menzionata per la prima volta in una lettera di papa Giovanni VIII all'imperatore Ludovico II (874). Dipendente in origine direttamente dalla Santa Sede, passò verso la fine del X sec. sotto la giurisdizione della sede arcivescovile ravennate, venendo in seguito elevata da Ottone III, re di Germania e imperatore, ad abbazia reale. Retta da abati con il titolo di principi dell'Impero, e gratificata da privilegi pontifici e imperiali, acquistò grande potenza e divenne rinomato centro di cultura (vi soggiornarono Guido d'Arezzo, san Pier Damiani, l'imperatore Federico I Barbarossa, Dante, ecc.). Le condizioni malsane dell'ambiente naturale costrinsero tuttavia molti monaci ad abbandonare la sede primitiva, trasferendosi alcuni a Montecassino (1652), altri a Ferrara presso la chiesa di San Benedetto (1660). La comunità fu soppressa da Napoleone Bonaparte. Accanto agli altri edifici monastici un singolare risalto assume la basilica di Santa Maria.

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