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Ferrara
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La storia di Ferrara medievale e moderna è strettamente collegata alle fortune degli Este e alle caratteristiche idrografiche della regione. Le origini della città sono oscure e controverse: entrò nel patrimonio della Chiesa per le donazioni di Pipino e di Carlo Magno (VIII sec.); nel 921 papa Giovanni X la donò agli arcivescovi di Ravenna cui fu tolta dall'imperatore Ottone I e restituita al papa. Alla fine del X sec. ne furono infeudati gli Attoni: primo signore fu Tedaldo (tra il 970 e il 980), ultima la contessa Matilde di Canossa. Alla sua morte (1115), i Ferraresi aumentarono gradatamente le loro libertà comunali, subendo quindi le consuete lotte tra consorterie nobiliari; dal XII al XIII sec. i Torelli (ghibellini) e gli Adelardi, che nel XII sec. si erano imparentati con gli Este, si alternarono nella supremazia della città. Dal 1206 Salinguerra Torelli ebbe il titolo di signore, ma dovette o dividere o contendere il potere ad Azzo VI, Aldobrandino I, Azzo VII Novello. Questi, nel 1240, si affermò senza rivali avviando assieme la fortunosa e splendida carriera dei suoi e il trapasso dalla costituzione comunale al reggimento signorile. I vasti possessi degli Este nell'Italia settentrionale e centrale li coinvolsero nelle lotte con altre città (Modena, Reggio, Ancona). Inoltre l'alta sovranità della Santa Sede su Ferrara, esercitata direttamente dai papi fra il 1309 e il 1317, rese più difficile per gli Este il traguardo della piena autonomia. Altra costante della storia di Ferrara furono i rapporti con Venezia. Gli interessi mercantili e anche marinari della borghesia comunale e degli Este (che impadronitisi poco per volta delle principali magistrature del Comune dominarono così le finanze della città) orientarono la politica della città contro Venezia che mirava a espandersi nel Polesine e a controllare i possibili concorrenti sul litorale adriatico (Valli di Comacchio, Ravenna, Cervia); si arrivò alla guerra di Ferrara e alla pace di Bagnolo (1484). Tra il XV e il XVI sec. Ferrara raggiunse la prosperità economica con una politica che sfruttava il più possibile il contado, del quale si migliorò la produzione agricola con bonifiche e canalizzazioni; ed ebbe uno splendore culturale e civile che la fece giudicare come la prima città moderna d'Europa, e certamente uno dei massimi centri del Rinascimento. Quel che agli Este non riuscì, nonostante la diplomazia, le alleanze matrimoniali e l'abilità con cui si destreggiarono nel cruciale periodo delle guerre d'Italia fu un'equilibrata politica finanziaria che commisurasse le uscite (ingentissime per il lusso e il loro splendido mecenatismo) con le entrate: queste vennero incrementate con tassazioni sempre più elevate che alienarono, oltre al contado, la stessa cittadinanza dai suoi duchi. Fu così che traendo pretesto dai discutibili titoli di legittimità di Cesare d'Este (1597-1598), papa Clemente VIII riuscì a ricongiungere Ferrara allo Stato Pontificio (convenzione di Faenza, 1598). Clemente riformò l'ordinamento del Ferrarese e anche papa Alessandro VII, che era stato vicelegato a Ferrara nel 1629, fu largo di provvidenze verso la città; ma nel complesso il periodo successivo al 1598 fu di totale decadenza, tra l'altro per la negligenza dei legati che non continuarono le opere di bonifica e peggiorarono la situazione di Ferrara concedendo ai Gonzaga il taglio del Primaro. In età napoleonica Ferrara fece parte del dipartimento del Basso Po, per tornare con la Restaurazione sotto papa Pio VII. Nel 1859 entrò a far parte del regno d'Italia, riprendendo l'ascesa economica e civile interrotta nel XVI sec. Da visitare:
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