Modena

 

 

 

Sorta in territorio ligure, in una posizione che dominava le vie d'accesso ai principali passi appenninici, e occupata quindi dagli Etruschi e più tardi dai Galli Boi, Mutina è menzionata dalle fonti solo dal 218 a.C., quando, verosimilmente, era già una piazzaforte romana. Attraversata dalla Via Emilia, trasformata in colonia romana nel 193 e restaurata immediatamente dopo la devastazione subita nel 177 a opera dei Liguri, ebbe anche in seguito grande importanza strategica. In particolare nel 78-77 vi si asserragliò Marco Giunio Bruto, che fu assediato e costretto alla resa da Pompeo, mentre nel 43 fu difesa con maggior fortuna da Decimo Bruto contro Marco Antonio. L'antico centro, entrato in decadenza dal V sec., venne probabilmente sconvolto con la regione circostante dalle inondazioni che impaludarono la zona (secc. VI-VII; altra inondazione nell'VIII sec. al tempo del re Liutprando). A ciò si aggiunsero le invasioni barbariche, soprattutto dei Longobardi in lotta continua, tra i secc. VI e VIII, con i Bizantini. La popolazione abbandonò quasi completamente la città, e a poca distanza sorse Cittanova o Città Geminiana (forse per iniziativa del re Liutprando nell'VIII sec.) dove ebbero residenza i funzionari regi; pare invece che il vescovo abbia continuato a risiedere nell'antico centro. Dal IV sec. la storia di Modena fu legata a quella dei suoi vescovi che (dopo aver ricevuto cospicue donazioni dai sovrani longobardi) acquistarono via via diritti comitali. Il contado invece era sottoposto a feudatari laici (nel IX sec. apparve il titolo di comes comitatus Mutinensis); nel Xsec. il Modenese passò agli Attoni con Attone (o Azzo Adalberto) che (forse nel 961) diventò per concessione di Ottone I marchese di Modena e Reggio, e trasmise ai suoi discendenti (fino alla morte di Matilde di Canossa, 1115) i diritti sul Modenese. Comunque già dal IX sec. e poi dal X in Modena riprese ad aumentare la popolazione, mentre Cittanova decadde, e la regione entrata a far parte dei vasti domini degli Attoni fu coinvolta nella loro politica e nella lotta delle investiture, specie sotto la contessa Matilde di Canossa (secc. XI-XII). Il contado parteggiò per il papa, mentre la città col suo vescovo si schierò con l'imperatore; nel 1084 a Sorbara, presso Modena, le truppe della contessa Matilde sconfissero quelle dell'imperatore Enrico IV. Nel 1099 venne posata la prima pietra del rinnovato duomo cittadino, testimonianza della vivace e fiorente vita modenese. Questa rinascita trovò definitiva espressione nel Comune le cui lontane origini sono però anteriori alla morte della contessa Matilde (1115) e alla prima comparsa dei consoli (1135). All'esterno il Comune modenese fu impegnato (dal 1131 circa) nella lunga guerra nonantolana (contro il potente abate di Nonantola alleato ai Bolognesi); devastata da un grave incendio (1157 circa), Modena non partecipò alla prima fase delle lotte antisveve, ma entrò poi nella prima Lega lombarda e prese parte attivamente alle vicende di essa (parlamento della Lega nella cattedrale di Modena, ottobre 1173) fino alla pace di Costanza (1183), cui parteciparono anche delegati modenesi. Nello scorcio del XII sec. Modena prosperò in relativa pace (nonostante conflitti con Reggio); venne allargata la cerchia urbana, furono sistemati le mura e i canali e fu innalzato il Palazzo Comunale. Nella ripresa della lotta antisveva, Modena fu favorevole a Federico II; perciò dopo la rotta di Fossalta(26 maggio 1249) nella città furono installati podestà della guelfa Bologna (1249-1258), che così esercitò su Modena una sorta di protettorato. La comparsa del podestà in Modena risale agli anni della seconda metà del XII sec., mentre nel secolo successivo ebbero inizio le lotte tra guelfi (cui appartenevano tra le altre le consorterie dei Pedrezzani) e ghibellini (con le consorterie degli Aigoni, dei Trenti, dei Grasolfi, ecc.); ma i ghibellini vennero definitivamente espulsi da Modena nel 1264. Tuttavia le lotte tra le fazioni (Rangoni, Boschetti, Gonzano, Rodeglia, ecc.) continuarono portando all'insediamento degli Este, con Obizzo I e Azzo VIII, che però nel 1306 perse Modena. Venne ristabilito un governo popolare, ma il periodo dal 1306 al 1336 fu assai turbinoso (con predominio degli imperatori, di Passerino Bonacolsi, dei Pio), e ciò favorì il ristabilirsi con Obizzo III della signoria estense (durata fino al 1510), riconosciuta dall'imperatore (ducato di Modena) con Borso (1452). La dominazione estense favorì lo sviluppo cittadino; Modena, non priva già dall'età comunale di una propria tradizione culturale (Biblioteca capitolare, lo Studio [secc. XII-XIII] e, dopo la chiusura di questo [1338], giuristi e grammatici stipendiati dal Comune), con Ercole (fratello e luogotenente [1463-1470] di Borso) vide fiorire una piccola corte e una fervida attività artistica (Bartolomeo e Agnolo degli Erri, Francesco Bianchi Ferrari, Giorgio di Alemagna, Nicoletto da Modena); dopo l'ascesa al trono ducale di Ferrara, Ercole I inviò a Modena come capitano generale (1480) Matteo Maria Boiardo. Nel XVI sec. (apertosi con un violento terremoto che danneggiò l'abitato e il contado) Modena fu strappata agli Este da papa Giulio II (1510, guerra della Lega santa), passò poi sotto l'imperatore Massimiliano I, venne acquistata da papa Leone X (tra gli altri ne fu governatore Francesco Guicciardini [1516]), e fu rioccupata nel 1527 durante il sacco di Roma dal duca Alfonso I d'Este, cui ne venne confermato il possesso dall'imperatore Carlo V (1530). Nonostante le guerre, e le inevitabili ripercussioni economiche negative, la vita culturale modenese non si spense; anzi ebbe vita fiorente, se pur effimera (1530-1545), l'Accademia Grillenzoni (da Giovanni Grillenzoni, il medico e umanista che ne fu il protettore) che raccolse studiosi insigni, quali Lodovico Castelvetro e Iacopo Sadoleto, e fu sospetta di infiltrazioni protestanti, onde fu sciolta. Nella seconda metà del XVI sec. Modena (rinnovata urbanisticamente per iniziativa del duca Ercole II) diventò capitale dei domini estensi in seguito alla convenzione di Faenza (1598), che tolse al duca Cesare d'Este Ferrara e l'assegnò al papa Clemente VIII. Nonostante la nuova funzione assunta da Modena capitale, nel XVII sec. le vicende della città ebbero esclusivo interesse locale. Fu solo tra la fine del XVIIsec. e poi nel XVIII sec. che, con B. Bacchini, il Muratori, il Tiraboschi, la città riprese un prestigio culturale non puramente locale; vi soggiornò Leibniz (1690) e fu anche riaperto lo Studio universitario (inoltre si possono ricordare: la fondazione dell'Accademia dei Dissonanti, che diventò l'Accademia di scienze, lettere e arti; la costruzione di conventi e palazzi; la decorazione e i completamenti al nuovo Palazzo Ducale [iniziato nel 1634]). Nel XVIII sec., però, Modena e gli Stati estensi vennero coinvolti nelle guerre di Successione spagnola (occupazione franco-spagnola, 1702-1707), polacca (occupazione franco-sabauda, 1734-1736) e austriaca (occupazione austro-sabauda, 1742-1749). L'occupazione francese del 1796 (che portò alla deposizione del duca Ercole III Rinaldo) segnò per Modena una più attiva partecipazione alle vicende italiane: in agosto la città si ribellò, in ottobre dopo l'arrivo dei Francesi fu tenuto un congresso cispadano; un altro congresso vi fu tenuto nel 1797; successivamente Modena fece parte della Cisalpina, venne occupata e persa dagli Austriaci (1799-1800), fece parte della Repubblica Italiana e del regno d'Italia (dipartimento del Panaro). Dopo la restaurazione nel ducato vennero ristabiliti gli Absburgo-Este (Francesco IV, 1814). Durante il periodo risorgimentale a Modena ebbe luogo la “congiura estense” con la tragica fine di Ciro Menotti (1831); nel 1848 gli Stati estensi insorsero e il duca Francesco V dovette fuggire. L'annessione al regno di Sardegna si compì tra il 1859 (proclamazione di un governo provvisorio) e il 1860.

Da visitare:

  • Il duomo (XI - XIV Sec.);
  • La chiesa di San Francesco (1244);
  • La chiesa di San Pietro;
  • Il Palazzo Ducale (1634);
  • Il Palazzo Comunale rifatto nel XVII Sec.;
  • Il palazzo dei Musei;
  • La Galleria estense;
  • La Galleria Campori;
  • La Mostra bibliografica permanente della Biblioteca estense.
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