Ravenna

 

 

 

Di origine umbro-etrusca (il nome è quasi sicuramente etrusco), nonostante una leggenda che la diceva fondata dai Tessali, e situata sul mare in una posizione assai favorevole ai commerci oltre che strategicamente molto forte (le paludi che la circondavano a ovest la rendevano infatti pressoché inespugnabile), Ravenna dovette senza dubbio avvantaggiarsi della decadenza dei porti di Adria e di Spina, travolte dall'invasione celtica (IV sec. a.C.). Tuttavia la sua storia è assai poco nota fino agli ultimi anni del III sec. a.C., quando la città entrò nell'orbita di Roma come civitas foederata. Insignita della cittadinanza romana nell'89 a.C. o al tempo di Cesare (49 o 46 a.C.) ed eretta quindi a municipio, aumentò notevolmente d'importanza, quando Augusto vi costruì il porto militare di Classe, destinato a essere la principale base della flotta del Mediterraneo orientale. D'allora in poi la vita di Ravenna fu accentrata intorno al porto e alla flotta, il cui comandante era il personaggio più ragguardevole della città. Erano inoltre fiorenti i traffici (esportazione di asparagi, di pesce e di legname, proveniente dall'Italia settentrionale) e l'industria (cantieri navali). Negli ultimi secoli dell'Impero risentì anch'essa della generale decadenza economica, ma, sempre per la particolare posizione strategica, crebbe d'importanza politica fino a essere scelta come nuova capitale dell'Impero d'Occidente da Onorio, costretto ad abbandonare Milano sotto la spinta dell'invasione dei Visigoti (402). Nel 476 fu infine conquistata da Odoacre, che a sua volta vi sostenne il lungo assedio (490-493) di Teodorico e gli si arrese; e qui fu assassinato. Residenza dei re ostrogoti, la città fu ornata, al tempo di Teodorico e poco dopo, di stupendi edifici profani e sacri (tra questi ultimi, la chiesa di Sant'Apollinare, discepolo, secondo la leggenda, di san Pietro e fondatore dell'episcopato ravennate, di cui però si hanno notizie sicure solo dal IV sec.). Assediata e conquistata da Belisario agli inizi della guerra tra Ostrogoti e Bizantini (540), rimase relativamente indenne nei terribili decenni successivi e quando i Longobardi invasero la penisola, per iniziativa dell'imperatore Maurizio divenne la capitale dell'Italia bizantina, residenza del capo delle forze militari e dell'amministrazione civile imperiale, l'esarca, patricius et exarchus Italiae. La presenza di una corte di tipo bizantino, insieme con le molteplici attività attinenti alla sua qualità di centro politico, militare ed economico, accrebbe il decoro, il prestigio e l'influenza della città, mettendola in condizione di gareggiare con Roma. Scampata a numerosi tentativi di conquista da parte dei Longobardi, Ravenna venne assediata nel 728 dal re Liutprando durante l'invasione della Romagna; finì col sottomettersi ai Longobardi, che si erano alleati col papato nella difesa della tradizione cattolica contro la campagna iconoclastica condotta da Bisanzio. La città tornò però poco dopo all'obbedienza bizantina (e subì un altro assedio nel 734) in forza dell'intervento di Venezia e di accordi intervenuti tra papato, Impero e Longobardi, ma gravemente menomata dalla riduzione della sua giurisdizione (l'Esarcato venne a coincidere all'incirca con l'attuale Romagna), dal continuo deterioramento del porto per il ritiro del mare, dalla crescente concorrenza di Venezia. La grande offensiva di Astolfo fece ricadere Ravenna e l'Esarcato in possesso dei Longobardi (751); ma questi ne furono ben presto scacciati dai Franchi di Pipino, che sconfisse Astolfo (754 e 756) e incluse Ravenna e il suo territorio nella sua larga donazione a papa Stefano II (PromissioCarisiaca , 754). Dopo il definitivo allontanamento dei Longobardi (756), gli arcivescovi di Ravenna, con l'appoggio dell'aristocrazia, opposero una tenace resistenza alla sottomissione alla Santa Sede in forza di antichi privilegi bizantini, che riconoscevano alla Chiesa ravennate l'autocefalia (666), e di una situazione di fatto, gradualmente costituitasi, per cui poteri e beni di ragione imperiale erano via via passati all'episcopato. Gli arcivescovi non si adattarono a rinunciare a favore di Roma alla vantaggiosa posizione raggiunta di capi di un vero e proprio Stato ecclesiastico; si posero pertanto dalla parte degli imperatori germanici che, dagli Ottoni agli Svevi, tentarono di acquistare, in antagonismo coi papi, il predominio sull'Italia; divenuti feudatari dell'Impero, ne assecondarono la politica durante la lotta delle investiture e, sia pure discontinuamente, nelle successive guerre contro i Comuni. Anche Ravenna ebbe un ordinamento comunale, prima sotto il patronato episcopale, poi conteso tra le famiglie aspiranti alla signoria, tra le quali, dopo una breve preponderanza dei Traversari, si affermarono infine i da Polenta. L'avvento della signoria polentana, iniziata da Guido Minore nel 1275, coincise con la formale cessione della Romagna al papa da parte del re Rodolfo d'Absburgo (1276) e con l'accettazione del progressivo, e ineluttabile, assorbimento delle risorse commerciali di Ravenna da parte di Venezia, che dal 1410 fu virtualmente sovrana della città; nel 1441 Ostasio III fu imprigionato dai Veneziani che annetterono Ravenna. Dopo sessant'anni di dominazione veneziana, Ravenna fu riunita allo Stato Pontificio durante il papato di Giulio II e nel 1512 fu il centro di una delle più terribili e rovinose battaglie del tempo. Decaduta economicamente, tormentata dalle lotte civili, infestata dalla malaria, la città andò spopolandosi; anche la sua diocesi, con l'istituzione dell'arcivescovado di Bologna (1582), s'impoverì, mentre il ruolo di capoluogo della Romagna venne assunto da Forlì. Occupata dai Francesi del generale Augereau (1796), seguì le sorti delle repubbliche Cispadana, Cisalpina e Italiana e del Regno Italico, come città del dipartimento del Rubicone. Alla caduta di Napoleone, tornò al papa, che la conservò grazie all'appoggio austriaco, dal 1815 al 1859, nonostante le ribellioni del 1831 e del 1849. L'annessione formale del territorio di Ravenna al regno di Sardegna, predisposta dall'insurrezione del 13 giugno 1859, fu decretata il 18 marzo 1860.

Da visitare:

  • La Basilica Ursiana (V sec.);
  • La chiesa di San Giovanni Evangelista;
  • Il battistero degli Ortodossi o Neoniano;
  • La cattedrale di San Teodoro ora chiesa dello Spirito Santo;
  • Il battistero degli Ariani;
  • La basilica di Sant'Apollinare Nuovo;
  • La chiesa di San Vitale;
  • La basilica di Sant'Apollinare in Classe (549);
  • La chiesa di Santa Chiara del XIII sec.;
  • Il Palazzo Comunale;
  • Il Palazzetto Veneto (XV sec.);
  • Le chiese Sant'Agata Maggiore, Santa Maria in Porto, San Giovanni Battista e Santa Maria Maggiore;
  • I palazzi Rasponi e Spreti (XVIII sec.);
  • Il Museo arcivescovile;
  • L'Accademia di belle arti;
  • Il sepolcro di Dante (XVIII sec.)

Percorsi Consigliati:

  • A Porto Fuori, in prossimità dell'antico porto, si trovava la chiesa di Santa Maria in Porto Fuori dell'XI Sec., così detta per distinguerla dalla chiesa omonima di Santa Maria in Porto che si trova in città.
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