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Reggio Emilia
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È l'antica Regium o Regium Lepidum, fondata probabilmente dal console Marco Emilio Lepido nei primi decenni del II sec. a.C. sul sito di un preesistente insediamento gallico. Centro di non grande importanza in età imperiale, caduto l'Impero romano d'Occidente, Reggio seguì le vicende della regione che venne conquistata dai Goti, ripresa dai Bizantini e a essi definitivamente tolta dai Longobardi nel 599. Questi ne fecero la sede di un ducato, trasformato dai Franchi in contea (773 circa), che nella seconda metà del IX sec. fu inserita nella Marca settentrionale retta, per investitura dell'imperatore Ludovico II, dai lucchesi Supponidi. Frattanto i vescovi affermarono gradualmente la propria autorità su quella dei signori feudali. Arbitri del governo cittadino, i vescovi-conti mantennero la loro supremazia dalla fine del IX sec. a poco oltre la metà del X. Attone (Azzo Adalberto), conte di Canossa e vassallo del vescovo-conte di Reggio, Adelardo (945-952), fu da Ottone I (969) investito con titolo marchionale del governo di Reggio e Modena. La città restò in potere degli Attoni (nonostante la presenza di molti vescovi influenti, tra cui sant'Anselmo da Baggio o di Lucca [1082-1086]), fino alla morte di Matilde, sotto il governo della quale Reggio aveva partecipato alla lotta delle investiture. Anche a Reggio, mentre si svolgeva la lotta tra papato e impero per l'eredità dei beni matildini, venne formandosi il Comune, che nel 1136 risulta retto da consoli (più tardi alternativamente da podestà e consoli e infine da podestà e capitani del popolo). Nella lotta contro il Barbarossa la città, inizialmente favorevole all'imperatore (che forse aveva aiutato contro Milano), partecipò dopo il 1167 alla prima Lega lombarda e i suoi rappresentanti furono tra i firmatari della pace di Costanza (1183). Nel periodo seguente Reggio conobbe una notevole prosperità economica e un consistente sviluppo culturale (vi fiorirono scuole frequentate da studenti di varia provenienza) all'ombra degli statuti cittadini che le assicuravano autonomia amministrativa e politica. Contemporaneamente vennero erette numerose opere pubbliche, furono incanalati corsi d'acqua, migliorate le fortificazioni, inurbati molti sobborghi, fu ampliata la giurisdizione urbana grazie alle lotte con i Comuni vicini, soprattutto Modena e Mantova. Al suo interno prevalse la parte ghibellina (capeggiata dai da Sesso) fino al declinare delle fortune italiane di Federico II, dopo di che anche a Reggio il guelfismo (capeggiato dai da Fogliano e dai Roberti), dopo lunghe e sanguinose lotte con la parte avversa, ebbe il sopravvento definitivo nel 1278 allorché la fazione nobiliare (ghibellini) venne violentemente estromessa e il governo della città assicurato alle Arti. Seguì un periodo di rinnovata ma breve prosperità commerciale, perché la stessa fazione guelfa si divise in due parti (superiori e inferiori) che si contesero cruentemente il predominio cittadino, preparando l'avvento del regime signorile; nel 1289 il senato reggiano, al fine di meglio conseguire la pacificazione delle fazioni, decise di affidare il governo della città per un triennio a Obizzo II (o I) d'Este, signore di Ferrara e di Modena. Alla fine del triennio l'estense non solo non rimise i propri poteri ma diede avvio a una politica anticomunale continuata dal figlio Azzo VIII; contro di lui nel 1306 Reggio si sollevò in armi restaurando il Comune. La ripresa dei ghibellini per la venuta in Italia di Arrigo VII portò nel 1311 a Reggio un vicario imperiale (Spinetta Malaspina) a cui però la cittadinanza si ribellò ponendosi sotto la protezione della Chiesa. A questa venne tosto contesa da Ludovico IV il Bavaro, che nel 1331 riuscì a imporvi propri vicari imperiali. Cominciò allora per Reggio un lungo periodo nel quale protettorati e signorie esterne si susseguirono a ritmo incessante e con effetti deleteri per le sue sorti: Gilberto II da Fogliano nel 1333 si proclamò signore della città e nel 1335 la cedette a Mastino II Della Scala che ne prese possesso poco dopo; allo Scaligero subentrò nello stesso anno Luigi o Ludovico I Gonzaga, per conto del quale fu occupata dal figlio Guido; nel 1371 l'espansionismo visconteo non risparmiò Reggio incorporata da Bernabò Visconti al quale era stata venduta da Feltrino Gonzaga, vicario imperiale di Reggio dal 1358 al 1371. Gli Este frattanto, ritornati in possesso di Modena, presero a rivendicare i loro diritti sulla città richiamandosi all'antica dedizione che questa aveva effettuato a Obizzo e moltiplicando i tentativi di prenderne possesso. L'impresa fu coronata da successo solo nel 1409 dopo aspra contesa di Niccolò III d'Este con la casata dei Terzi. Gli Este, che vi favorirono le arti e la cultura, nel 1452 con Borso ottennero dall'imperatore Federico III d'Absburgo di riunire in un unico ducato Reggio, Ferrara e Modena. Succeduto a Borso il fratello Ercole I, Reggio ebbe come capitano generale (1487-1494) Matteo Maria Boiardo. Dal 1512 al 1523 il dominio degli Este fu interrotto dall'occupazione da parte del papa Giulio II e dopo l'assassinio di Giovanni Gozzadini, vicario pontificio, fu inviato nella città da Leone X (1517) lo storico Francesco Guicciardini col compito di pacificare gli animi e mettere ordine nell'amministrazione. ll governo della Chiesa si rese assai impopolare per il suo carattere vessatorio, cosicché i Reggiani nel 1523 si diedero nuovamente agli Este ai quali la città rimase fino al 1796 (tranne i periodi di occupazione francese, 1702-1706; franco- imperiale, 1734-1735; piemontese, 1742-1749, nel corso delle guerre di Successione spagnola, polacca e austriaca). Incoraggiati dalle vittorie di Bonaparte (prima campagna d'Italia), i patrioti reggiani nell'agosto 1796 promossero la rivolta contro il governo ducale e costituirono la municipalità e la Guardia civica. Questa, rinforzata da volontari, il 3 ottobre batté a Montechiarugolo reparti austriaci. Con la protezione della Francia rivoluzionaria, a Reggio dal 27 dicembre 1796 al 9 gennaio 1797 si tenne un importante congresso che portò alla costituzione della Repubblica Cispadana. Capoluogo del dipartimento del Crostolo durante il Regno Italico, il 6 marzo 1814 la città fu teatro della vittoria delle armi napoletane di G. Murat contro i Francesi del generale Soulier. Tornata agli Este con la Restaurazione, ebbe parte attiva nei moti risorgimentali (1831, 1848 e 1859) fino all'annessione al regno di Sardegna (1860). Da visitare:
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