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Tivoli | ||||||
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Il vecchio centro è compreso tra il lago artificiale di San Giovanni, la gola dell'Aniene e il declivio a olivi che prospetta verso la Campagna romana. Massima attrattiva della città, oltre alle cascate dell'Aniene, sono le tre ville: villa d'Este, celebre per i giochi d'acqua e le fontane, Villa Gregoriana, parco folto e selvaggio costituito intorno alle cascate e ai precipizi dell'Aniene, e, nei pressi, Villa Adriana. Tibur fu una delle principali città della Lega latina e venne presto in conflitto con Roma, con la quale combatté spesso e a lungo, talora anche con l'aiuto dei Galli, finché nel 338 a.C. venne privata di gran parte del suo territorio. Rimase però indipendente fino alla guerra sociale, quando fu eretta a municipio. La bellezza dei suoi dintorni ne fece quindi uno dei luoghi di soggiorno più apprezzati da poeti (Catullo, Orazio, Stazio), uomini politici e imperatori (Augusto, Adriano), che vi costruirono numerose ville. Capoluogo di ducato sotto i Bizantini, quindi sede amministrativa del Patrimonio di San Pietro, la città seguì poi le alterne fortune del papato ma molto presto si resse autonomamente dandosi propri statuti cittadini (forse tra i secc. IX e X). Conquistata dal Barbarossa da cui venne fortificata, nuovamente alle dipendenze della Santa Sede (XIII sec.), fornì armi e aiuti a Ladislao il Magnanimo (1413) durante la seconda occupazione di Roma e più tardi appoggiò l'azione di Alfonso V d'Aragona per la conquista del trono napoletano. Ma di fatto dopo la pace di Terracina (1443) stipulata tra l'aragonese e il papa Eugenio IV, Tivoli divenne stabilmente possedimento della Chiesa, dai cui pontefici e cardinali ricevette notevole incremento economico e artistico. Sono stati rinvenuti segni di insediamento fin da età preistorica. Del centro romano restano tracce della cinta urbica, di cui sono state localizzate alcune porte. Ai piedi della città sorge la grandiosa Villa Adriana, residenza imperiale. Tra la Via Tiburtina e la Via Valeria restano imponenti avanzi del santuario di Ercole Vincitore, una volta ritenuto villa di Mecenate; nei pressi era il teatro con una grande esedra. Sempre sulla Via Tiburtina è conservata un'ampia costruzione ottagonale con finestroni ad arco, detta “tempio della Tosse”, forse appartenente alla gens Tuscia e identificabile con un ninfeo. Presso il Ponte Gregoriano sono stati messi in luce l'ara su podio e il sepolcro della vestale Cossinia, databile tra il IIe il III sec. Su monte Sant'Angelo tracce del tempio della Bona Dea. Il centro, assai frequentato anche per le terme di acque sulfuree, ospitò numerose dimore signorili; sono state identificate con buona probabilità le ville di Orazio, di Scipione Nasica, di Quintilio Varo, di Cassio e dei Pisoni, ove sono stati rinvenuti interessanti pezzi scultorei; una testa di Nerva, ora al Museo nazionale romano, è stata reperita presso il foro. Da Visitare:
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