Loreto

 

 

 

Benché un luogo di culto, particolarmente mariano, s'identificasse nella zona fin dal XII sec., la poetica tradizione della traslazione della Santa casa della Vergine da Nazareth, effettuata dagli angeli, ha origini più tarde. Secondo la popolare versione della Relatio Teramani, dovuta a Pietro di Giorgio Tolomei da Teramo (1472 circa), la Santa casa, caduta Nazareth in mano ai musulmani, sarebbe stata miracolosamente trasportata a Tersatto (attualmente sobborgo di Fiume), in Dalmazia, nel 1291. Dopo tre anni e sette mesi fu nuovamente trasferita, sempre a opera degli angeli, presso il colle attuale; ma sempre secondo la versione più accreditata, avrebbe poi subito due ulteriori, brevi spostamenti (10 agosto 1295 e 2 dicembre 1295) sia per essere sistemata in luogo più sicuro, sia per eliminare contestazioni da parte degli abitanti della zona. Il nome della località deriva, secondo due diverse versioni, da un bosco di lauri circostante, oppure dal nome di una donna proprietaria del fondo, Loreta; ma il primitivo villaggio si chiamò nei primi tempi Villa Santa Maria. Il suo grande sviluppo datò comunque dal 1468, anno in cui si gettarono le basi dell'attuale santuario costruito nello spazio di circa un secolo e cinto da grandiose mura, mentre i successivi pontefici ne sottolineavano la grande importanza religiosa con vari riconoscimenti. Sisto V elevò la città a sede vescovile (1586). Nei secoli seguenti il santuario si affermò sempre più come una delle maggiori mete di pellegrinaggio in Europa. Nel 1797 fu depredato da soldati francesi, che asportarono tra l'altro la più venerata immagine della Madonna, poi restituita nel 1801. Nel 1921 la Santa casa fu gravemente danneggiata da un incendio, che distrusse varie opere d'arte ma non alterò le strutture primitive del venerato edificio, che sono effettivamente antichissime e di tipo non italiano, ma palestinese. Una pia tradizione vuole che la Santa casa non poggi sul suolo: in effetti l'edificio è del tutto privo di fondamenta. Il santuario di Loreto è alle dirette dipendenze della Santa Sede. Papa Benedetto XV proclamò la Madonna di Loreto patrona degli aviatori. Il trasporto della Santa casa a opera degli angeli è rappresentato in numerose opere d'arte; ma la più famosa tra queste, l'affresco del Tiepolo nel soffitto della chiesa degli Scalzi, a Venezia, fu distrutta da un'incursione aerea austriaca nel corso della prima guerra mondiale. Di grande evidenza rappresentativa è il moderno rilievo della chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma. Il più antico e il più notevole monumento cittadino è naturalmente il santuario, costruito a opera di vari architetti: a Marino di Marco Cedrino succedettero Giuliano da Maiano, Baccio Pontelli, Giuliano da Sangallo, poi, nel XVI sec., Bramante, Andrea Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane e altri. Le diverse tendenze di questi artisti tolsero ogni omogeneità alla costruzione che, nata in pesanti e solenni forme gotiche, fu parzialmente in seguito adattata allo stile rinascimentale. Un pretenzioso restauro iniziato nel 1886 e finito nel secolo attuale tentò di riportare la basilica a presunte forme primitive, rispettando però la notevole cupola di Giuliano da Sangallo e altri elementi del Rinascimento, oltre alla facciata tardorinascimentale (1571) e al campanile barocco del Vanvitelli (1750-1754). Sussiste inoltre il ciclopico apparato di mura e di bastioni che circonda e protegge la chiesa e che appare, nel complesso, una tra le più notevoli fortezze rinascimentali. La basilica custodisce opere d'arte di grande pregio: gli affreschi di Luca Signorelli e di Melozzo da Forlì nelle sacrestie, quelli del Pomarancio nella sala del Tesoro, il fonte battesimale e altre opere di Tiburzio Vergelli, e ancora tele, sculture, tarsie, oltre a pitture e mosaici del secolo scorso e anche più recenti. Ma di gran lunga l'elemento di maggiore interesse è il rivestimento marmoreo della Santa casa, progettato da Bramante ed eseguito da numerosi artisti del Rinascimento, tra cui Andrea Sansovino, che vi ha lasciato alcune delle sue più belle sculture, nonché Baccio Bandinelli, Raffaello da Montelupo e Francesco da Sangallo il Giovane. Consta di un ricchissimo paramento che circonda le mura della Santa casa senza aderirvi; è scandito da semicolonne e lesene, ornato da nicchie con statue alternate a bassorilievi e aperto da vari portali, con imposte in bronzo eseguite più tardi (1568-1576) da Tiburzio Vergelli e altri. L'interno della Santa casa mostra le umili e suggestive mura originarie (certamente antichissime ed effettivamente costruite con i materiali in uso al tempo di Cristo nella zona di Nazareth), con avanzi ben scarsi di pitture medievali e un caratteristico annerimento dovuto al secolare fumo delle lampade. Il tesoro della basilica è notevole soprattutto per la collezione di maioliche di Urbino, Pesaro e Castelli (Teramo). Oltre alla basilica sono interessanti le mura e i bastioni rinascimentali della città, la fontana della Madonna (Carlo Maderno, 1614) e la statua di Sisto V (A. Calcagni e T. Vergelli, 1589) che sorgono dinanzi al santuario, e il Palazzo Apostolico; in questo si conserva una ricca collezione d'arte, in cui spiccano i quadri di Lorenzo Lotto eseguiti intorno al 1530-1535.

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