Pesaro

 

 

 

È l'antica Pisaurum, colonia romana dedotta nel 184 a.C. nell'Ager Gallicus, probabilmente sul sito di un abitato preesistente. Nella seconda metà del I sec. a.C., accolse una nuova colonia di veterani di Ottaviano e di Antonio e fu infine compresa nella VI regione augustea (Umbria, Ager Gallicus). Distrutta durante la guerra gotica da Vitige (539), venne ripresa per l'Impero bizantino da Belisario che ne promosse la riedificazione (544). Divenne quindi un florido centro della Pentapoli bizantina, resistendo alla pressione dei Longobardi che solo più tardi riuscirono a sottometterla (752). La perdettero però per mano dei Franchi che la conquistarono cedendola poi alla Chiesa (774), a cui rimase stabilmente, governata da un conte di nomina pontificia. Nell'848 e nel 911 fu con Fano messa a sacco dai Saraceni, ma resistette agli Ungari. Importante roccaforte, nel periodo comunale fu più volte in lotta con la vicina Fano per ragioni territoriali, e aderì alla parte imperiale durante le lotte tra i Comuni e Federico I. Riportata all'obbedienza da Innocenzo III (1198), dopo un altro periodo di lotte con Fano, fu dal pontefice data, ad Azzo VI d'Este, marchese d'Ancona, come feudo dipendente dalla Chiesa. Ma, prevalsa la fazione ghibellina, la città si diede, più tardi, a Federico II; nel 1239, ritornata in soggezione alla Chiesa, prese parte alla lega delle città guelfe marchigiane contro l'Impero. Dopo nuove sanguinose lotte di fazione, sul finire del XIII sec., Pesaro divenne signoria dei Malatesta che la tennero fino a che l'Albornoz non la riportò stabilmente in potere del papa (XIV sec.), che però ne lasciò loro il vicariato. Acquistarono in seguito la città gli Sforza, i quali con Alessandro ottennero nel 1447 da Niccolò V l'investitura del vicariato temporale in cambio di un censo annuo. Nel 1500 però Alessandro VI, col pretesto del mancato pagamento del canone, dichiarò decaduto Giovanni Sforza e assegnò la città a Cesare Borgia. Nel 1503, alla morte del papa, Giovanni Sforza († 1510) rientrò in Pesaro, ma Giulio II rifiutò l'investitura al di lui figlio, Giuseppe Maria, detto Costanzo II, e l'attribuì al proprio nipote, Francesco Maria Della Rovere, duca di Urbino. Questi ne fu temporaneamente privato con l'avvento al soglio pontificio di Leone X (1516) che attribuì Pesaro a suo nipote Lorenzo II de' Medici, alla cui morte (1519) passò sotto il diretto dominio della Chiesa. Morto Leone X (1521), Francesco Maria Della Rovere riottenne l'investitura di Pesaro da Adriano VI e la trasmise ai discendenti fino all'estinzione della famiglia (1631). Da allora la città passò sotto il diretto dominio della Chiesa, di cui seguì le sorti. Durante la seconda guerra d'Indipendenza vi furono concentrate a difesa le truppe pontificie, ma l'11 settembre 1860 queste dovettero capitolare alle forze piemontesi del generale Cialdini. A Pesaro, nell'agosto 1926, B. Mussolini pronunciò un famoso discorso annunziando una politica di difesa a oltranza della lira. Durante la seconda guerra mondiale la città fu assai danneggiata, anche per la sua vicinanza alla linea gotica, ma, dopo un periodo di stasi seguito all'occupazione alleata (fine agosto 1944), si riprese nel dopoguerra. Nella città si trovano scarsi i reperti riferibili alla città romana, che si estendeva alla destra del fiume, e a quella altomedievale. I primi documenti artistici di un certo interesse sono costituiti da un notevole gruppo di chiese romanico-gotiche di cui restano numerosi elementi: la facciata della cattedrale (fine del XIII sec.), i bei portali di Sant'Agostino (1413), di San Francesco (1356-1373) e di San Domenico (1395), quest'ultimo sul fianco del palazzo della Posta, edificio neoclassico ricavato dal corpo della chiesa. Fino all'avvento del Rinascimento, l'ambiente artistico pesarese presenta molteplici contatti con l'arte veneta, confermati da alcuni dipinti veneziani del Museo civico (Jacobello del Fiore).

Da visitare:

  • Il Palazzo Ducale;
  • La rocca Costanza, rilevante esempio di architettura militare, iniziata nel 1474;
  • Il Museo civico, che ha sede nel palazzo Mosca;
  • La Biblioteca oliveriana, ricca di manoscritti e incunaboli;
  • L'annesso un Museo archeologico, costituito soprattutto da reperti dell'età del ferro provenienti dalla necropoli di Novilara.

Nei Dintorni:

  • Sul colle di San Bartolo, è situata la Villa Imperiale, che deve il suo nome all'imperatore Federico III d'Absburgo che, ospite degli Sforza nel 1452, presenziò alla fondazione. Fu ricostruita in gran parte sotto i Della Rovere a partire dal 1530.
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