Il Casentino

 

 

 

Là dove l'Arno nasce e muove i suoi primi passi verso il mare è posto il Casentino, valle ricca di castelli, pievi romaniche, terrecotte robbiane, luoghi danteschi e dello spirito. La valle rappresenta una vera oasi di verde all'interno dell'appennino Tosco-Romagnolo; è terra di artigianato del legno, del ferro battuto, della pietra, del "panno lana". Ancor oggi rappresenta un concentrato di suggestioni e valori in cui l'uomo e l'ambiente riescono ancora ad armonizzarsi formando un connubio del tutto particolare e a volte magico: a ragione può considerarsi una delle più belle vallate della Toscana. La vallata è inscritta fra le dorsali montuose del Monte Falterona, del Pratomagno, dell'Alpe di Catenaia, che la rendono simile ad un vasto anfiteatro, al centro del quale scorre l'Arno, ancora incontaminato, che attraversa il fondovalle fino alla piana di Arezzo dove volge il suo corso verso la città di Firenze. Nato a poca distanza dal Tevere, l'Arno corre ad esso parallelo come a segnare un destino di eguale grandezza,e ne è separato, soltanto da una lingua di monti dai quali La Verna e Camaldoli sembrano vigilare sull'una e sull'altra valle. Al Casentino si accede principalmente da due strade: la prima, che lo percorre interamente da Nord a Sud, e serve a chi vi si dirige da Firenze o da Arezzo: valicando nel primo caso il Passo della Consuma, e nel secondo imboccando semplicemente la valle a Giovi. La seconda strada proviene dalla Romagna e vi sbocca attraverso il Passo dei Mandrioli. La sua posizione di estremo lembo nord-orientale della Toscana ne ha sempre fatto una terra di possesso feudale più che di transito, una preda ambita dai Fiorentini che da sempre lottarono per strapparla agli Aretini. In tale ambito i vari Signori che hanno avuto possesso della valle hanno provveduto ad erigere imponenti manieri dai quali proteggere il proprio feudi e gli accessi alla valle stessa. Fra questi ricordiamo la famiglia Guidi di Poppi i quali, padroni di molte terre lavorate, hanno eretto castelli che, ancor oggi, coronano le più forti e più belle posizioni: Romena, Porciano, Urbech, Castellone, Castel San Niccolò, Borgo alla Collina, Monetmignaio, Fronzola, son nomi conosciuti e in gran parte ricordati anche da Dante. Dei bellicosi Tarlati ed Ubertini di Arezzo erano Bibbiena ed altre terre. Il destino poi volle che poco a monte di Poppi, nel piano di Campaldino, si combattesse la sanguinosa battaglia che chiuse le secolari lotte fra guelfi e ghibellini (1289). La sua posizione marginale e la mistica bellezza hanno sempre fatto del Casentino un luogo nel quale fu possibile ritirarsi in preghiera sulle vette ammantate di foreste, dove il fragore delle contese civili non giungeva che come un'eco di lontano, non a caso San Francesco salì sulla Verna e lo descrisse come luogo a lui più caro e sul "crudo sasso" ricevette le stigmate. San Romualdo gettò le basi del suo eremitaggio a Camaldoli dove "...la sola compagnia era il rombo del vento nella foresta.". Spesso il Divin Poeta ricorda la bellezza di questo luogo avendolo potuto visitare prima nelle vesti di giovane cavaliere guelfo a Campaldino, e poi come ramingo proscritto. Nelle secolari foreste che coprono le montagne a Nord della valle è stato recentemente istituito il Parco Nazionale delle foreste Casentinesi.

Luoghi di Particolare interesse:

  • Pieve di San Pietro a Romena (XI Sec.) a Pratovecchio
  • Monastero di San Giovanni Evangelista a Pratovecchio
  • Castello di Romena a Pratovecchio;
  • Castello di Castelnuovo a Subbiano;
  • Castello di Valenzano a Subbiano;
  • Pieve a Sietina a Capolona;
  • Pieve di Santa Maria Assunta (XI Sec.) a Montemignaio;
  • Pieve di San Martino a Vado (XI Sec.);
  • Pieve a Socana a Castel Focognano;
  • Badia a Santa Trinità in Alpe a Talla;

Il Parco Nazionale delle foreste Casentinesi e il Montre Falterona.

Sul crinale appenninicoTosco Romagnolosi estende Il Parco Nazionale delle foreste Casentinesi che consta di oltre 36.000 ettari e rappresenta un patrimonio forestale di inestimabile valore, testimone di un intenso rapporto uomo natura che si è succeduto nei e che ha trovato le sue massime spressioni negli insediamenti dei monaci Camaldolesi e Francescani de La Verna. Il rispetto che gli abitanti di queste terre hanno rivolto alla terra che li ospitava permette, oggi, a noi contemporanei di ammirare estese selve dominate da abeti bianchi, faggete e monumentali castagneti. Le mulattiere, i sentieri, le strade ancora presenti fra i boschi richiamano alla mente la fitta trama delle relazioni tra le vallate toscane e romagnole, come pure la vita delle genti e intere civiltà che in questi monti avevano posto la propria dimora: così accanto alle vie degli Assestatori e alle Vie dei Legni, troviamo i Valichi Romani verso la Romagna, oppure testimonianze di insediamenti etruschi sul Falterona, dove l'Arno comincia il suo corso.

L'Alpe di Catenaia

L'Alpe di Catenaia, situata "...intra Tevere et Arno...", costituisce una dorsale secondaria dell'Appennino, dal quale si distacca poco a monte del Santuario de La Verna. L'Alpe ha un'altitudine media di 1300 metri ed è ricoperta da estese faggete e da praterie sommitali ricoperte a volte durante gl'inverno da candidi manti nevosi. Su di essa fu eretto l'eremo francescano della Casella e possiamo ammirare il superbo panorama offerto dai Prati della Regina.

Il Pratomagno

Il Pratomagno costituisce una vera e propria catena montuosa che si distaccasi stacca dall'Appennino nei pressi del Monte Falterona che, dopo una depressione attorno ai 1000 metri, dove troviamo i passi di Croce ai Mori e della Consuma risale verso il valico di Crocevecchia e quindi fino al Pratomagno della Secchieta. Dalla Secchieta a Monte di Loro, dove la catena montuosa degrada in breve verso la piana Aretina, è un succedersi di cime tondeggianti intervallate da selle e varchi. L'altezza media è di 1400 metri, con quote che sfiorano i 1600 nei pressi dell'imponente Croce di ferro eretta alla fine degli anni venti. Numerosi sono i centri abitati che conservano ancora il fascino di una storia passata, ma non dimenticata tramandataci da numerose opere d'arte e strutture architettoniche, fra questi insediamenti possiamo segnalare Montemignaio, Cetica, Quota, Raggiolo, Capraia, Pontenano e la benedettina Badia di Santa Trinità, nei pressi di Monte Lori, le cui maestose rovine nel cuore della forestaattestano potenza e splendore travolti dagli eventi.

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