Il Parco Regionale delle Alpi Apuane

 

 

 

Il Parco Regionale delle Alpi Apuane, istituito nel 1985 con si estende per 54.327 ha su una delle aree di maggior valore naturalistico della Toscana e dell’Italia, interessando le province di Lucca e Massa-Carrara e ben 22 Comuni. La nascita del parco è stata conseguente ad un lungo periodo di "gestazione" iniziato negli anni ‘70 e culminato in con una petizione popolare. Attualmente è ancora in vigore la zonizzazione prevista dalla Legge Istitutiva del Parco, la quale prevede: zone caratterizzate da risorse paesaggistiche di insieme, zone destinate alle attività estrattive e infine zone di particolare rilevanza naturalistica: tra queste ultime sono presenti anche luoghi di interesse antropologico, paleontologico, speleologico e alpinistico.

Il territorio

Le Alpi Apuane sono localizzate nella Toscana settentrionale a costituire un massiccio montuoso parallelo alla catena appenninica e delimitato dai bacini del Fiume Magra a nord, del Fiume Serchio a est e a sud e dalla costa tirrenica a occidente. La sua collocazione geografica e la sua estrema diversità geomorfologica e climatica sono il presupposto per l’altrettanto elevata varietà di animali e piante. La particolarità geologica delle Apuane risalta se osserviamo il netto contrasto morfologico con la vicina catena appenninica: morfologia alpina con pinnacoli, guglie e pareti verticali per le Apuane, ampi crinali prativi sul vicino Appennino. In particolare nel territorio del parco affiora l’intera sequenza metamorfica Apuana. I vasti affioramenti di Marmo sono conosciuti in tutto il mondo (in particolare quelli del prezioso marmo statuario) e sono sfruttati da una sviluppata attività estrattiva che costituisce per l’area una importante risorsa economica, ma che, ultimamente ha causato notevoli problemi di compatibilità con il parco. All’estrema complessità morfologica delle Alpi Apuane, il cui rilievo più elevato sfiora i 2000 m, ha contribuito l’azione erosiva operata dai venti le piogge i fiumi, ma soprattutto i ghiacciai Wurmiani. I numerose morene, la presenza di massi erratici, di circhi glaciali e di valli sospese ne sono ancora oggi le più chiare testimonianze. I fenomeni erosivi che hanno interessato le formazioni calcaree hanno inoltre creato dei sistemi carsici particolarmente estesi, come il complesso carsico del Monte Corchia, nel Comune di Stazzema, che è in assoluto il più importante in Italia e tra le prime 10 grotte del mondo per profondità (1220 m) ed estensione delle sue gallerie (oltre 50 Km). Numerosi sono anche gli abissi che spesso raggiungono sviluppi notevoli: Abisso Olivifer, Abisso dello Gnomo e Abisso Roversi, il più profondo, che raggiunge i 1200 m di profondità. Alle importanti varietà naturale si aggiunge poi una antica storia, la presenza umana infatti risale probabilmente al Paleolitico medio, quando gruppi di cacciatori trovarono rifugio nelle numerose grotte, oggi sede di importanti ritrovamenti (Grotta di Equi, Grotta all’Onda). Per tutta la seconda metà del I millennio a.C. le Apuane furono popolate dai Liguro-Apuani una popolazione che ha lasciato importanti testimonianze della sua cultura visibili dalle numerose statue stele che oggi si possono ammirare nel museo di Pontremoli. Ancora più evidenti sono le tracce dell’occupazione romana (dal II secolo a.C.), tuttora visibili nella struttura di alcuni centri abitati legati all’escavazione del marmo. Secoli di storia e di invasioni di popoli stranieri hanno modellato la locale cultura, condizionata nella sua struttura sociale e territoriale soprattutto dal lungo periodo del medioevo: la presenza di borghi medioevali e centri fortificati (Careggine, Trassilico, Minucciano) è infatti una caratteristica del territorio Apuano, soprattutto nel versante che si affaccia sulla Garfagnana.

Flora e vegetazione

Le diverse condizioni altitudinali, morfologiche e di esposizione che caratterizzano l’area creano particolari e localizzati microclimi che danno origini a singolari habitat (faggete a bassa quota, stazioni relitte di vegetazione mediterranea oltre i 1000 m, ecc.). I versanti tirrenici con il loro clima oceanico sono caratterizzati da estati relativamente fresche e inverni miti, mentre quelli settentrionali che si affacciano sulla Lunigiana e sulla Garfagnana, sono sottoposti ad un clima più continentale con brevi estati ed inverni più lunghi e freddi. Non a caso infatti alcune aree più elevate dei versanti settentrionali prendono nomi significativi quali "cantoni di neve vecchia" e "buca della neve". Questa varianza di terreni e climi crea inoltre le condizioni per una notevole diversità vegetazionale. In una zona relativamente ristretta si incontrano infatti boschi di leccio , di pino marittimo, di roverella, e castagneti. Qui gli estesi castagneti da frutto hanno sostituito le formazioni forestali naturali costituendo per secoli una risorsa fondamentale per la locale società montana. Nell’orizzonte montano, e quasi esclusivamente nel versante garfagnino e lunigianese, sono presenti boschi di faggio frammentata però in vasti nuclei. Da secoli questi boschi sono anche stati utilizzati oltre che per sostentamento anche per produrre legna da ardere e per ottenere legno la lizzatura del marmo (antico sistema di trasporto del marmo dalle cave al fondovalle). Nonostante la notevole degradazione delle faggete sono ancora presenti nuclei relitti in buono stato di conservazione (per esempio la Faggeta del Catino), in grado di ospitare specie arboree di notevole interesse o le interessanti stazioni relitte di abete bianco, autoctono delle Apuane, i cui ultimi rari esemplari sono situati sulle coste settentrionali del Monte Contrario. Le Alpi Apuane ospitano come già detto una flora di grande interesse che ha attirato nei secoli l’attenzione di numerosi studiosi la sua localizzazione geografica ha infatti influito notevolmente sul locale popolamento floristico: vi si possono trovare infatti elementi balcanici, atlantici e alpini. Le alterne vicende climatiche hanno poi isolato quest’area, interrompendo gli scambi esterni e dando luogo ad una vera e propria isola genetica, in cui si sono differenziate le numerose specie che oggi la caratterizzano.

La Fauna

L’importanza faunistica delle Alpi Apuane si deve soprattutto alla presenza di popolazioni isolate di specie montane legate agli ambienti sommitali oltre che ad un ricco contingente di specie che vivono nelle grotte. L’ornitofauna delle alte quote annovera le uniche popolazioni toscane di gracchio corallino e gracchio alpino, e quelle più consistenti di picchio muraiolo, piuttosto facile da avvistare nella parete nord del Pizzo d’Uccello. Nei prati e negli ambienti rupestri sono presenti un buon numero di specie ormai rare o minacciate. Nelle pareti rocciose più impervie troviamo poi, oltre ai gracchi, l’aquila reale , il falco pellegrino e il corvo imperiale. Al di fuori degli ambienti aperti le specie da segnalare sono la magnanina negli arbusteti a Ulex ed Erica e il picchio rosso minore nei castagneti da frutto. Piuttosto scarse sono invece le possibilità di incontrare grandi mammiferi (è presente una piccola popolazione introdotta di muflone nella zona delle Panie, mentre nei boschi più in basso vi sono caprioli e cinghiali), è però da segnalare la presenza, nelle grotte, di alcune specie di chirotteri quali ad esempio i rari Rhinolophus hipposideros e R. euryale; tra i roditori sono da citare l’arvicola delle nevi, rimasta localizzata sui rilievi più alti e freschi in seguito al ritirarsi dei ghiacci alla fine dell’ultima glaciazione, e l’arvicola di Fatio Microtus multiplex, specie alpino-nordappenninica che raggiunge qui il suo limite di distribuzione più meridionale. Fra la fauna minore occorre segnalare la presenza di numerosi anfibi quali il tritone delle Apuane, il geotritone Hydromantes italicus gormani e la salamandrina dagli occhiali, mentre tra gli invertebrati sono presenti numerose specie endemiche di grande interesse legate agli ambienti di grotta come coleotteri crostacei. Percorsi Consigliati: Grotta del Vento Fonti di Radici

home page | contatti | eventi | segnala | cartina | stampa