Pisa

Itinerario A

 

 

 

A Piedi o in Bicicletta:

Da Piazza della Stazione percorriamo Viale Gramsci fino a Piazza Vittorio Emanuele II questa piazza si apre ove un tempo correvano le mura urbane ed era la Porta San Gilio; i due edifici tardo-neoclassici che ora si vedono lungo il lato Sud (uno ospita le Poste Centrali, l'altro la Provincia) furono progettati dall' Ing. Micheli nel 1872 come barriere del dazio; sul lato Nord-Est è il palazzo della Borsa Merci, terminato nel 1952. Da questa piazza prendiamo ad Est, e imbocchiamo Via Benedetto Croce, lungo la quale si affacciano imponenti palazzi; quasi all'altezza della confluenza di Via Giordano Bruno è visibile un breve tratto residuo delle mura urbane e in esse una porta murata (forse Porta S. Martino).

Arriviamo in Piazza Guerrazzi: un tempo sorgeva qui Porta Fiorentina; lungo la Via Francesco da Buti era situata la stazione di arrivo della "Leopolda", ovvero della ferrovia Livorno-Firenze, progettata nel 1826 da Leopoldo Carlo Ginori-Lisci; l'edificio A opera dell'architetto fiorentino Giuseppe Martelli (1791-1876) ed era dal 1929 adibito a Mercato all'ingrosso delle verdure; continuando verso Est per Via Sangallo costeggiamo le mura della Cittadella Nuova e abbiamo dinanzi il Ponte della Vittoria: esso fu portato a termine nel 1934, ma cadde il 22 dicembre di quell'anno, proprio pochi giorni prima di essere inaugurato; qualche tempo dopo venne ricostruito in forme più dimesse e fu fatto saltare dai tedeschi nel 1944; il ponte odierno fu ricostruito negli anni 1949-50.

Voltiamo verso Ovest sul Lungarno Fibonacci, fino all'altezza del Ponte della Fortezza: originariamente aveva il nome di Ponte della Spina, ma poi cominciò ad essere chiamato della Fortezza dopo che fu inserito nel complesso fortificato fiorentino. Fu costruito tra il 1262 e il 1286, ma fu "tagliato" nel 1328 per impedire a Ludovico il Bavaro di conquistare la parte sud della città. Ricostruito in pietra e mattoni, a quattro luci, venne poi rimaneggiato nel Cinquecento con l'inserimento di un tratto di ponte levatoio (esistito fino al '700). Deteriorato dalle varie piene dell'Arno, venne ricostruito nel 1959.

Entriamo nella Cittadella Nuova (ora chiamata principalmente Giardino Scotto, dopo che nel XVIII secolo la famiglia Scotto acquistò l'area per farne un giardino); la fortezza fu iniziata dai Fiorentini durante la loro prima occupazione di Pisa (1406-1494), ma poi completamente ristrutturata da Giuliano da Sangallo. Lo spirito di questa fortezza, contrariamente a quello che potrebbe sembrare, non fu mai di difesa cittadina, anche perché in quel periodo vennero demolite dai Fiorentini quasi tutte le altre fortificazioni esistenti al fine di rendere sguarnita la città e deprimerne le velleità di riscatto; bensì essa fu concepita come uno strumento che ribadisse indiscutibilmente il dominio di Firenze e che fosse sede di una inespugnabile guarnigione fiorentina: si può facilmente verificare quanto affermato, notando che nel terzo bastione della fortezza (in corrispondenza di Piazza Toniolo) le cannoniere sono tutte rivolte verso la città. Usciamo dal lato Ovest e ci troviamo in Piazza Toniolo.

Addentriamoci verso Ovest, lungo Via Ceci dove si affacciano numerosi bei palazzi, fino a Piazza S. Martino: qui sorge la chiesa di S. Martino in Chinzica, cui era associato un complesso conventuale di clarisse; fondata nel 1331 da conte Bonifacio Novello della Gherardesca, la chiesa fu rimodernata agli inizi del XVII secolo; inferiormente la facciata è composta da un ordine di cinque arcate cieche a marmi bianchi con liste grigie, risalenti alla costruzione originaria e databili ai primi decenni del Trecento; superiormente invece si sviluppa un paramento marmoreo decorato al centro da una serliana e concluso da un timpano, risalente al primo decennio del XVII secolo; sopra la porta di ingresso si trova una lunetta con un rilievo raffigurante "S. Martino e il povero", copia dell'originale custodito entro la chiesa e attribuito ad Andrea e Nino Pisano; il fianco destro, parzialmente nascosto dagli edifici adiacenti è caratterizzato dalla presenza del basamento dell'antico campanile, mozzato dai Medici nel XVI secolo e contenente una campana del 1333; il campanile è inglobato in un breve portico montato su alti pilastri, risalente al 1572; il fianco sinistro e l'abside rettangolare sono in mattoni, ordinati in una superficie ritmata da paraste in laterizio che si alternano alle tracce delle finestre trecentesche (oggi sostituite dalle grandi finestre rettangolari seicentesche); sull'architrave della porta laterale si trova un'iscrizione del 1728 che ricorda l'anno di fondazione della chiesa, e si possono riconoscere in due dei tre stemmi marmorei applicati sui muri poco oltre le insegne della famiglia della Gherardesca; inoltre, in un fianco dell'abside, in alto, è situata una testa marmorea di incerta datazione (forse romana). L'interno è a navata unica con tetto a capriate; il pavimento ospita numerose lapidi tombali antiche; all'ingresso sono poste le due pile marmoree per l'acquasanta: quella di sinistra è attribuita a Donato Benti e porta la data del 1529; quella di destra, sempre del XVI secolo è stata ricondotta all'ambito di Stagio Stagi; nei pressi della controfacciata sinistra è collocata una lapide sepolcrale figurata del vescovo di Calcedonia Zaccaria Palmieri (m. 1477), attribuita alla cerchia di Andrea Guardi; all'inizio della parete sinistra è collocato un affresco staccato (parte di un ciclo della fine del Trecento) eseguito da Giovanni di Nicola.

Oltre troviamo una tempera su tavola sagomata raffigurante la "Gloria di Santa Bona", eseguito da Francesco e Giuseppe Melani inorno al secondo quarto del Settecento, forse in occasione della ricomposizione e della pubblica esposizione del corpo della Santa: questa opera A l'unico frammento rimasto in una macchina che veniva eretta sull'altare maggiore in occasione delle festività pasquali, andata distrutta probabilmente entro la metà del secolo scorso. Nella mostra dell'altare in pietra serena che segue (del 1668), si può vedere una "Annunciazione" di Giovanni del Sordo. AI secondo altare (degli inizi del Seicento, come i rimanenti altri quattro) è posta una "Maddalena penitente" di Jacopo Ligozzi (datato 1607). Oltre, nei pressi della porta laterale, entro una nicchia, è un gruppo marmoreo attribuito all'ambiente di Matteo Civitali (datato all'ultimo ventennio del quattrocento), raffigurante la "Madonna col Bambino". Dopo la porta, una tela di ignoto del Seicento, la "Madonna e S. Gaetano". Nell'altare successivo vi è un dipinto di Orazio Riminaldi (datato al 1624), raffigurante la "Vestizione di S. Bona". L'altare maggiore in marmi policromi è stilisticamente ascrivibile alla fine del XVII secolo; sotto la mensa A posta l'urna che contiene le reliquie di S. Bona. Dietro all'altare è posto un "Crocifisso" in legno opera dello scultore pisano Santinello (XVII secolo). Lungo la parete destra, al primo altare vi è una "Madonna col Bambino e Santi" di Domenico Passignano (datata 1619); al secondo altare S. Benedetta tra i Savi, di Jacopo Palma il giovane. Segue una tomba a parete di Francesco del Testa eseguita nel 1780 da Giovanni Cibei. Subito dopo si apre una cappella, fondata nel 1606, dedicata a S. Bona. Oltre si eleva un pulpito in marmi policromi eseguito nel 1715. Segue l'ultimo altare recante un "S. Andrea" di Aurelio Lomi. A fianco dell'altare, sopra la porta che conduce alla successiva cappella è collocata la citata lunetta con "S. Martino e il povero" di Andrea e Nino Pisano, datata intorno alla metà del Trecento. La cappella che si apre è dedicata al SS. Sacramento: lungo le pareti vi sono due affreschi (e le relative sinopie) di Antonino Veneziano raffiguranti ("Apparizione dell'Angelo a Zaccaria" e la "Visitazione" (databili al 1395; la volta a botte è decorata da un "Cristo entro mandorla", dagli "Evangelisti" e dagli "Apostoli", eseguiti da Cecco di Pietro intorno al 1388. Accanto alla cappella è situata una "Croce" dipinta da Enrico di Tedice databile alla metà del XIII secolo. Nella Canonica, inoltre sono conservate alcune tavole provenienti dalla chiesa: un "Crocifisso" di Ugolino di Tedice, un frammento di un polittico di Taddeo di Bartolo, alcune formelle dipinte con figure di "Santi" del Trecento. Fuori, nella piazzetta prospiciente la facciata, sul lato Sud-Ovest si può vedere il il Monastero che il Conte della Gherardesca fece costruire per ospitare una quarantina di monache; la fontana neoclassica è opera di Alessandro Gherardesca e risale all'Ottocento.

Spostandoci verso Nord, attraverso Via Silvestri torniamo a vedere l'Arno, sul Lungarno Galilei. È d'obbligo una visita al Palano Lanfranchi (numero civico 9-10), di epoca medievale con rifacimenti rinascimentali; mirabilmente restaurato, ora sede di mostre, della Biblioteca dei Ragazzi e di alcuni uffici comunali. Continuiamo lungo il Lungarno Galilei, soffermandoci a godere dello splendore dei palazzi che si affacciano sull'Arno e la pace che il fiume suggerisce. Fu probabilmente questo lo spirito che colse Gabriele D'Annunzio, quando scrisse: "O Pisa, o Pisa, per la fluviale/ melodia che fa sì dolce il tuo riposo/ ti loderò come colui che vide/ immemore del suo male/ fluirti in cuore/ il sangue dell'aurorel e la fiamma dei vespri/ e il pianto delle stelle adamantino/ e il filtro della luna oblivioso./ I Quale una donna presso il davanzale,/ socchiusa i cigli, tiepida nella sua vesta di biondo lino,/ che non è desta ed il suo sogno muore;/ tale su le bel­I'acque pallido sorride/ il tuo sopore (...)" (Gabriele d'Annunzio: Le città del silenzio). Continuando verso Ovest passiamo davanti al Vicolo Upezzinghi, chiuso da un grande cancello in ferro che serviva nel secolo scorso come protezione contro gli "atti di dubbia moralità" che venivano consumati nell'oscurità; alzando gli occhi, sul muro Est del Vicolo, è possibile vedere una grande aquila scolpita, simbolo ghibellino che risale al XV secolo. Continuando costeggiamo il Palazzo dei Consoli del Mare (la facciata si trova in Via S. Martino): la tradizione vuole che al posto del giardino prospiciente il Palazzo sorgessero le case dei Gherardesca, che furono abbattute dopo la terribile morte del Conte Ugolino, con divieto assoluto di ricostruire in quell'area. Continuando sempre verso Ovest arriviamo in Piazza S. Sepolcro: qui è la chiesa di S. Sepolcro (SS. Trinità): essa fu fondata dai cavalieri Gerosolimitani intorno al 1112 (ma fino al secolo scorso subì numerosi rimaneggiamenti e trasformazioni), forse insieme all'adiacente ospedale dell'Ordine; sulla base di una iscrizione posta sul campanile la chiesa è stata tradizionalmente assegnata all'architetto Diotisalvi, anche se è da credere che debba essergli ascritta la sola responsabilità della fondazione del campanile. La chiesa, a pianta ottagonale, ha delle attinenze con la piccola chiesa di S. Agata (presso S. Paolo a Ripa d'Arno, quasi coeva; con il Battistero è uno dei pochi esempi di struttura rigidamente geometrica: ma vale la pena di ricordare che nel passato (da noi purtroppo dimenticato) niente era a caso, e che anche nelle costruzioni i rapporti volumetrici, geometrici e architettonici erano in relazione al trascendente, all'equilibrio tra Dio, l'Uomo e l'Universo. All'esterno (oltre al Campanile in verrucano e cotto, di stile affine alla chiesa e ad essa coevo) si nota la cuspide piramidale in cotto; le due porte laterali (Nord e Sud) sono decorate da ghiere recanti una decorazione fitomorfa che poggiano su teste di animali (bovini a Nord, leoni a Sud); sulla Lunetta sopra la porta centrale (Ovest) è posto un busto marmoreo raffigurante Diotisalvi, opera di Sante Varni (metà dell'Ottocento). All'interno sono da notare le numerose pietre tombali di illustri patrizi pisani, Cavalieri gerosolimitani e loro congiunti: tra queste spicca quella dì Maria Mancini Colonna, nipote del cardinale Mazzarino. Lo spazio è scandito da otto pilastri in pietra archiacuti che segnano un ambulacro ottagonale. A destra della porta d'ingresso è collocato un pozzo in pietra che secondo la tradizione servì a Santa Ubaldesca (1136-1206) durante la sua opera di soccorso ai pellegrini ospitati nell'Ospedale (ma è palesemente di epoca successiva); subito dopo è un moderno fonte battesimale opera dello scultore Mario Bertini; nei pressi, all'interno di una nicchia, è posto un busto reliquiario in legno di "S. Ubaldesca" (del XV secolo); sulla parete destra è collocata una tavola quattrocentesca raffigurante la "Madonna col Bambino", della Scuola di Benozzo Gozzoli. Nella cappella del SS. Sacramento sono conservati frammenti di mensole, modanature e capitelli provenienti dal distrutto portico esterno e l'altare maggiore ottocentesco, qui collocato dopo gli ultimi restauri (1975). Nella Canonica è conservata una tela raffigurante "S. Ranieri" di Giovanni Battista Tempesti (datata 1775); e inoltre cinque tele ottocentesche "Cristo sotto la Croce" di Tanara Fava; "Battesimo di Cristo" di ignota pittrice francese: "Gesù confortato dagli Angeli" di Annibale Marianini; "Adorazione dei Magi" e "Gesù dodicenne" con i simboli della passione di Miniaty, pittore greco). Usciamo e prendiamo verso Sud, ritrovando Via S. Martino che percorriamo fino a raggiungere le Logge di Banchi (o dei Mercanti): furono erette su disegno del Buontalenti tra il 1603 e il 1605 per volere di Ferdinando I dei Medici. La loggia, con i pilastri di ordine dorico, sorreggenti modanature e lesene marmoree, era destinata a mercato della lana e della seta; la parte superiore fu modificata (rialzata e circondata dal ballatoio) nel secolo scorso; sempre allora fu sostituito l'originario frontone a volute con un timpano triangolare.

home page | contatti | eventi | segnala | cartina | stampa