La città di Este lega il proprio nome al fiume Adige,
Athesis per i Romani, che scorreva attraverso questo territorio fino
alla cosiddetta "Rotta della Cucca", una combinazione di scosse telluriche
ed alluvioni che nel 589 spostò il corso dei fiumi della pianura veneta
e quello dell’Adige circa quindici chilometri più a sud. La zona fu
densamente abitata durante il periodo preistorico a partire dalla seconda
metà del III millennio a.C.: in secoli più vicini a noi si installò
lungo il corso del fiume una popolazione di origine indoeuropea, chiamata
Euganea dallo storico latino Plinio nella sua "Naturalis Historia".
Questo popolo sarebbe giunto in Italia al seguito dell’eroe Ercole e
si sarebbe stabilito fra l’Adige ed i Colli Euganei, dove si sarebbe
dedicato alla coltivazione della terra ed all’allevamento dei cavalli.
Miti successivi elaborati da eruditi umanisti indicano in un Ateste,
guerriero troiano compagno del ben più famoso Antenore e fuggiasco da
Troia dopo la distruzione della città, l’iniziatore della civiltà atestina:
l’esistenza di questo eroe eponimo è però sicuramente una invenzione
posteriore nata per "nobilitare" le origini della città. In realtà la
civiltà atestina è ancora relativamente mal conosciuta, essendo poi
stata assorbita da Roma. La romanizzazione del Veneto fu un processo
pacifico e relativamente lento: i Veneti si allearono ai Romani contro
i Galli, divennero socii ed infine ottennero lo statuto di colonia romana.
Come sappiamo grazie ai ritrovamenti archeologici, l’adeguamento locale
alla lingua ed alla cultura latina fu favorito dallo stanziamento di
un gruppo di veterani della battaglia di Azio (31 a.C.). Il territorio,
bonificato e centuriato risentì positivamente della conquista romana:
fu risistemata la rete viaria con la costruzione della via Aemilia Minor
che congiungeva Bologna ad Aquileia; Este fu dotata di numerosi edifici
pubblici, le vie vennero lastricate e vennero edificate delle magnifiche
ville. Este era probabilmente un centro agricolo ed artigianale di una
certa importanza e riuscì a mantenere una propria autonomia amministrativa
almeno fino alla fine dell’Età Repubblicana.
L’accentramento politico dell’Età Imperiale non permise
il mantenimento delle antiche magistrature e solo l’avvento del cristianesimo
permise la nascita di personalità socialmente importanti, almeno per
dignità e forza morale se non per un potere effettivamente riconosciuto
ed esercitato. Ricordiamo ad esempio che San Prosdocimo, primo vescovo
di Padova, era originario di Este. Dopo il crollo dell’Impero Romano
l’abitato di Este subi un rovinoso attacco da parte delle truppe unne
di Attila, intorno alla metà del V secolo d.C.: la città subì danni
irreparabili, le case saccheggiate ed incendiate, la popolazione decimata.
L’alluvione del 589, che spostò il corso dell’Adige di alcuni chilometri,
sembrò sancire la fine di Este, ridotta ad un semplice villaggio di
agricoltori alle dipendenze di Montagnana prima e di Monselice poi.
La
città rinacque dopo il Mille, raccogliendosi intorno al castello del
suo feudatario Azzo, poi Azzo II d’Este. I Signori di Este ottennero
il titolo marchionale e diedero vita ad una delle principali dinastie
italiane ma, pur mantenendo il titolo ed il richiamo ad Este nel nome
di famiglia, trasferirono la loro capitale da Este a Ferrara (1239).
Este fu conquistata per ben due volte da Ezzelino da Romano, che ne
fece distruggere il Castello (1238 e 1249): durante il XIV secolo fu
contesa fra gli Scaligeri, i Carraresi ed i Visconti fino all’atto di
spontanea dedizione fatto dalla cittadinanza a Venezia nel 1405, iniziativa
forse scontata che però garantì ad Este un lungo periodo di pace. La
dominazione di Venezia non determinò trasformazioni dell’assetto urbano,
già completo nella sua struttura intramuraria alla fine del Trecento:
le strutture difensive, ormai inutili, vennero distrutte, ingranditi
i borghi esterni ed il territorio, ulteriormente bonificato, fu abbellito
di ville "di delizia" dalla raffinata architettura. La città conobbe
periodi di ricchezza economica e sviluppo demografico, purtroppo interrotti
dalla drammatica pestilenza del 1630. La caduta della Serenissima ed
il veloce avvicendarsi di dominatori stranieri sul suolo veneto determinarono
l’affermazione di una classe media di possidenti terrieri, artigiani
e piccoli imprenditori, che ebbero la possibilità di ricoprire incarichi
politici di rinnovata importanza: infatti la risistemazione amministrativa
voluta da Napoleone ed in parte conservata dal governo austriaco diede
nuovo impulso alle municipalità, che promossero iniziative di notevole
interesse, quali la nascita del Museo Nazionale Atestino, l’apertura
delle scuole pubbliche e l’istituzione di un "Gabinetto di Lettura".
Este venne attraversata dalla ferrovia che congiungeva Bologna a Padova;
in un secondo momento furono aperti i tratti che permisero il collegamento
diretto con Monselice e Mantova. Lo sviluppo di Este proseguì anche
dopo l’annessione al Regno d’italia, nel 1866: oggi la città è un centro
agricolo, artigianale ed industriale e la bellezza dei suoi monumenti,
unita all’importanza del materiale archeologico conservato nel Museo,
alla dolcezza del clima ed all’innato senso di cordiale ospitalità dei
suoi abitanti attira ogni anno un numero sempre maggiore di turisti.
Da visitare:
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Il Castello.L’attuale edificio del Castello
risale agli anni ‘40 del XIV secolo e fu edificato per ordine di Ubertino
da Carrara sulle rovine della precedente fortificazione voluta da
Alberto Azzo II d’Este nel 1056 e distrutta un secolo dopo dalle truppe
di Ezzelino da Romano.
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Il Palazzo del Municipio: è un elegante edificio
loggiato risalente al XVII secolo; la balconata sopra il portico è
un’aggiunta settecentesca.
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Il Palazzo del Principe: fu fatta costruire
dai Contarini su progetto dello Scamozzi, che la volle a pianta centrale
con sala a croce greca conclusa in quattro fronti timpanate. Il nome
con il quale è noto il Palazzo si riferisce ad un episodio della sua
storia, quando, cioè, Alvise Contarini ricevette la comunicazione
della sua elezione a doge durante un suo soggiorno in villa.
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Il Duomo Abbaziale di SantaTecla: nato sulle
rovine di un precedente basilica paleocristiana purtroppo distrutta
da un terremoto, il Duomo fu ricostruito dal Gasperi tra la fine del
Seicento ed i primi del Settecento: l’edificio, di mole imponente,
è in laterizio, e presenta una facciata incompiuta.
-
La Basilica di Santa Maria delle Grazie: il
Santuario fu edificato per disposizioni testamentarie di Taddeo d’Este
che vi fece porre una icona della Vergine Hodigitria o Madonna delle
Grazie, tavola bizantina del XV secolo, considerata miracolosa. Sopra
il primo modesto edificio quattrocentesco ne fu costruito un secondo
nel 1717, poi arricchito con aggiunte posteriori, lì campanile, merlato,
risale al 1827.
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La Chiesa di San Martino è la più antica di
Este, essendo attestata fin dall’XI secolo. L’edificio ha una struttura
semplice ed elegante, risalente alla ricostruzione Trecentesca e poi
ristrutturata nel Seicento: la ristrutturazione ha conservato la fronte
a capanna ed alcuni particolari interni in stile romanico. Il campanile
trecentesco, ornato da bifore con colonnine in pietra bianca d’Istria,
è pendente dal 1618.
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La Chiesa di Santa Maria delle Consolazioni o
degli Zoccoli: l’edificio, cinquecentesco, è a navata unica.
All’interno si ammira una Missione degli Apostoli di Francesco Minorello
ed un pavimento musivo romano riportato nella cappella della Vergine.
La chiesa apparteneva ad un attiguo monastero dei Minori Osservanti,
poi adibito ad Ospedale Civile. Nel monastero sussiste ancora un pregevole
chiostro con colonnine in trachite.
Escursioni Consigliate:
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Baone: La località dove attualmente sorge l’abitato
di Baone fu abitata fin dall’epoca romana, come attestano i ritrovamenti
archeologici; nel Medioevo fu feudo dei Signori di Este e dei Maltraverso,
che vi insediarono un Castello. Nel paese si possono ammirare l’antica
chiesa dedicata ai Santi Lorenzo e Fidenzio e la parrocchiale, costruita
nel secondo dopoguerra, che conserva un altare del Bonazza ed una
seicentesca Madonna con Bambino e Santi di ignoto maestro veneto.
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L’Eremo di Santa Maria, noto nelle fonti fin
dalla fine del XII secolo, Inizialmente affidato ai canonici regolari,
L’Eremo passò ai Camaldolesi e fu infine ceduto alla Repubblica Veneziana.
La struttura monastica fu ceduta ai conti Carminati, che la trasformarono
in villa. Ancora oggi, a destra della chiesa, sorge la villa Carminati
già residenza dell’Abate. L’intero complesso subì nel XVIII secolo
profonde ristrutturazioni; dell’antico edificio sussistono alcuni
chiostri, uno romanico ed uno rinascimentale, il campanile, ricostruito
su fondazioni trecentesche, elementi dell’arredo sacro (una pala d’altare
di Luca da Reggio, affreschi trecenteschi e due lunette dipinte da
Jacopo da Montagnana.
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Valsazibio: In territorio comunale sorge la
villa Barbarigo, preceduta dall’ingresso barocco noto con il nome
di Bagno di Diana, dove si trovava l’approdo oggi interrato; anche
un secondo ingresso dal un monumentale cancello in ferro battuto introduce
nello splendido giardino all’italiana, visitabile da marzo a novembre:
il giardino fu costruito nel 1669 su ordine del procuratore Barbarigo
ed è formato da un intreccio simmetrico di viali popolati di statue,
un labirinto di siepi di bosso, fontane a soggetto mitologico ed una
pescheria. Valsanzibio conserva un aspetto agricolo e sorge fra campi
coltivati a vigneti ed olivi: l’abitato sorse in epoca medievale intorno
al convento di Sant’Eusebio, del quale sussistono oggi pochi ruderi.
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Torreglia: Già abitato in epoca romana, Torreglia
si sviluppa attorno a due centri principali dei quali il più recente
ha come nucleo la piazza Capitello: nei dintorni sorgono alcune pregevoli
ville e l'eremo camaldolese del Monte Rua, fondato nel 1339. Data
l’osservanza dei monaci alle regole di clausura, l’ingresso è consentito
solo per la messa domenicale e solo ai visitatori di sesso maschile:
gli edifici che compongono la struttura conventuale sono di linee
semplici e rustiche e risalgono alla ricostruzione cinquecentesca
ed ai successivi restauri.
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