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Padova | ||||||
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Padova è antichissima e la sua nascita si perde nella leggenda: quella che indica come fondatore l’eroe Antenore, transfuga da Troia, del quale in città è conservata l'ipotetica tomba. La sua posizione, al centro della pianura veneta e protetta dalle acque del Bacchiglione e del Brenta (che fungevano anche da veloci vie di comunicazione), fu in larga parte artefice delle fortune cittadine. Il luogo fu inizialmente abitato da popolazioni venete, che ne fecero il loro centro più importante; quando poi i Veneti, per paura di una possibile invasione gallica, si allearono con i Romani, Padova fu eretta a Municipio ed ebbe magistrati e sacerdoti propri: ottimamente collegata ai principali centri dell’Impero grazie alle vie Aemilia ed Annia (a cui più tardi si aggiunse la via Postumia), fu ricchissima ed ornata di edifici pubblici imponenti. Dopo il crollo dell’Impero fu risparmiata dall’invasione di Attila, ma subì rovinose alluvioni; resistette comunque e continuò a svilupparsi fino all’arrivo dei Longobardi, che ne vinsero le difese e la rasero al suolo nell’anno 602. La ripresa giunse durante il Medioevo, favorita dai benedettini del Monastero di Santa Giustina, che gestirono con oculatezza i beni e le terre donate dai fedeli all’ente religioso e contribuirono all’estensione del territorio diocesano con la loro opera di predicazione. La città si erse a Libero Comune ed affermò la propria supremazia sui territori circostanti. Conquistata da Ezzelino III da Romano (1237-56), Padova recuperò la propria autonomia e la mantenne fino ai primi del Trecento, quando passò sotto il dominio della famiglia da Carrara. Nel 1405 Padova venne unita ai domini di terraferma della Repubblica di Venezia e protetta da una nuova cerchia muraria, ampi edifici pubblici e splendide chiese. I secoli del dominio della Serenissima videro anche l’inaugurazione di nuove strutture universitarie e la sistemazione di alcune aree periferiche o paludose. L’arrivo dei francesi e la cessione del territorio veneto agli austriaci, decisa con il trattato di Campoformido, causarono un diffuso malcontento che culminò nei moti contro gli Asburgo (8 febbraio 1848), durante i quali professori e studenti dell’Ateneo combatterono in prima linea sulle barricate cittadine. Scacciati dalla rivolta, gli austriaci tornarono e riuscirono ad imporre il proprio dominio fino al 1866, quando finalmente Padova fu annessa al Regno d’Italia. Durante la seconda guerra mondiale la città subì alcune drammatiche distruzioni, fra le quali quella particolarmente triste che costò la perdita quasi totale della Cappella Ovetari, splendidamente affrescata da Mantegna. Anche dopo la ricostruzione la città è riuscita a conservare intatta la sua caratteristica struttura urbana, dalle strette vie porticate e dalle ampie piazze ed oggi è un centro estremamente vivace, che costituisce una delle guide della trasformazione industriale e dello sviluppo del Veneto. Da visitare:
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